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La Miniera di Zolfo, i cui siti sono ubicati nel tratto compreso
tra le località di Cabernardi, Vallotica
e Cantarino (in direzione nord rispetto al capoluogo
Sassoferrato) fu il centro minerario più grande d'Europa,
con una produzione massima di 60.000 tonnellate di materiale
fuso.
Il suo bacino minerario aveva un'estensione
di circa 8 km di lunghezza, 1500 m di larghezza e 800 m di
profondità, con 21 gallerie e due pozzi di estrazione
profondi 460 m. L'ultimo livello della miniera arrivava a
una profondità di 800 m, di cui 515 m erano
sotto il livello del mare.
Non potendo disporre di dati omogenei per tutto il periodo
di attività della miniera non è possibile calcolare lo sviluppo
complessivo di gallerie, discenderie, rimonte, etc. Estrapolando
i dati a disposizione, tuttavia, ci si può rendere conto di
quale labirinto deve essere stato l'interno della miniera.
Soltanto per quanto riguarda la concessione Cabernardi, si
sono infatti calcolati i seguenti valori indicativi:
40 km di gallerie di livello, 20 km di discenderie, 40 km
di traverse, 40 km di rimonte e 10 km di fornelli.
Le tre concessioni riguardanti l'area della
miniera erano Cabernardi, Vallotica (Percozzone) e Caparucci
(guarda le cartine
delle concessioni).
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Area della Miniera sviluppata intorno al pozzo "Donegani".
Area in cui avveniva l'estrazione e la lavorazione vera
e propria dello zolfo.
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Area Calcheroni
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Forni Gill
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Pozzo "Donegani"
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I "calcheroni", molto numerosi
nella miniera, erano grossi forni circolari e profondi realizzati
interamente in muratura in cui lo zolfo si accumulava man
mano che veniva estratto dal sottosuolo e poi veniva bruciato:
il liquido che colava veniva incanalato negli stampi per formare
i "pani" di zolfo, del peso di circa kg 50 ognuno.
L'area dei calcaroni è molto vasta ed è attualmente
ricoperta da molti arbusti quali i pioppi, che lasciano comunque
scorgere la presenza dei manufatti.
Il "pozzo Donegani", così
denominato in onore di un ingegnere della Montecatini, consentiva
agli operai di scendere in miniera fino al 13° livello
(ogni livello era circa di 30 metri) per mezzo di gabbie e
ascensori, manovrati da personale specializzato. E' il simobolo
della miniera di Cabernardi e, tra le strutture ancora esistenti,
è forse quella più suggestiva.
L'immobile ha una struttura portante realizzata interamente
in cemento armato, ma al suo interno sono presenti i resti
di una scala che conduceva ai piani alti della struttura,
la quale ha conservato inalterata la sua forma e le caratteristiche
tipologiche e architettoniche originarie, anche se il degrado
dei materiali è significativo.
I "forni Gill", così
chiamati dal nome dell'inventore, venivano utilizzati per
la combustione dello zolfo estratto ed erano simili ai calcaroni,
ma costuiti da gruppi di 4 o 6 celle in muratura comunicanti
e permettevano di recuperare meglio il calore prodotto dalla
combustione. Ogni cella era dotata di una bocca al centro
della volta per il carico del minerale e una porta alla base
per lo scarico dei residui della raffinazione (rosticci).
Inoltre erano presenti i condotti per l'evacuazione dei fumi.
I forni Gill di Cabernardi hanno conservato bene alcune delle
caratteristiche tipologiche e architettoniche originarie,
ma solo per quanto concerne le celle vere e proprie: i forni
infatti erano sormontati da strutture in legno con funzione
di copertura, visibili in molte foto dell'epoca e oggi purtroppo
non più esistenti.
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english version
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Museo
della
Miniera di Zolfo |
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| Cabernardi (Ancona) |
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| Per visite e informazioni: |
| COMUNE SASSOFERRATO |
Ufficio
Turistico |
0732.956231-232 |
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Segreteria |
0732.956205
0732.956218 |
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email |
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| Associazione culturale |
"LA
MINIERA" |
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0732.975241 |
0732.975013 |
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