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Nel periodo principale della sua vita, cioè fra le
due Guerre Mondiali, nella miniera di Cabernardi e Percozzone
il lavoro era organizzato secondo turni ad orari sfasati.
All'interno della miniera la sfasatura consentiva i diversi
interventi di "brillatura" delle mine visto che,
effettuarli contemporaneamente, sarebbe potuto risultare pericoloso.
I
primi due turni (4-12 e 5-13) vedevano in attività
soprattutto i minatori veri e propri, che rappresentavano
la figura di lavorante più autorevole; il terzo (6-14)
era prevalentemente occupato dai caricatori del materiale
scavato.
Vi erano poi turni pomeridiani (14-22) e notturni (22-6) durante
i quali l'attività riguardava soprattutto la realizzazione
di interventi di riparazione e interventi necessari per mantenere
condizioni di lavoro ottimali.
All'interno della miniera il maggior numero di lavoratori
era rappresentato dai minatori (al minerale e allo sterile)
ma molte altre persone svolgevano altre mansioni, con "mercedi"
giornaliere diverse. Vi erano infatti carreggiatori e riempitori,
ricevitori, armatori, manovratori argani, sorveglianti, muratori
e manovali,...
I lavoratori della miniera operavano all'interno seminudi,
date le condizioni esasperanti di caldo e umidità,
mentre dall'esterno veniva portata acqua in apposite fiasche
per reintegrare i liquidi. In genere gli addetti non uscivano
dalla miniera durante il turno di lavoro e stando sul posto
consumavano un pasto frugale a base di pane e companatico
più, di solito, mezzo litro di vino.
All'esterno della miniera il turno principale (6-14) occupava
in prevalenza operai addetti alla distribuzione del minerale
nei calcaroni e nei forni Gill; vi erano inoltre turni di
"spinatori" e altri operai.
Se
le condizioni di lavoro all'interno della miniera erano particolarmente
pesanti, anche a seguito del condizionamento psicologico derivante
dal fatto di trovarsi per lungo tempo a centinaia di metri
di profondità e senza luce naturale, non molto più
tranquilla poteva ritenersi l'attività in superficie,
a causa dei vapori prodotti nella lavorazione dello zolfo.
Inoltre le discariche del materiale trattato facevano innalzare
in modo innaturale la temperatura nell'area circostante. La
maggior parte delle assenze per malattia era infatti provocata
da complicazioni alle vie respitorie.
A differenza di quanto avveniva all'interno, in superficie
era presente in abbondanza la manodopera giovanile, addetta
per lo più a mansioni semplici. Vi erano anche attività
non strettamente legate all'estrazione di zolfo, come officine
di riparazione, uffici, un'infermeria...
Nel 1943 veniva istituita una regolare mensa dalla ditta
Montecatini e così entrarono a lavorare anche molte
donne.
In
miniera era inoltre comune l'impiego di animali (in particolare
cavalli, muli e somari per trainare i vagoni di minerale)
che alloggiavano in stalle sotterranee.
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