Lo zolfo: definizione e proprietà
Trovandosi come minerale nativo, specie in vicinanza di vulcani
attivi o spenti, lo
zolfo era noto anche nelle epoche più
antiche dello sviluppo della civiltà. Lo zolfo viene citato
nel Vecchio Testamento e da Omero; sia gli Assiri che gli
Egiziani (1500 a.C.) lo adoperavano, secondo quanto decifrato
da reperti di scritture assire ed egiziane, non solo come
pigmento per colori, ma anche per le sue proprietà terapeutiche.
Ai tempi di Confucio (500 a.C.) i cinesi adoperavano polvere
da sparo usando zolfo come ingrediente. Nell'era alchimistica,
grazie all'influenza della teoria degli elementi aristotelici,
lo zolfo assume un significato teorico notevole quando, insieme
al mercurio, viene considerato un costituente dei metalli.
E' evidente che tale zolfo non è quello usato a scopi pratici,
ma è molto simile; da qui la ricerca sulla trasmutazione dei
metalli grazie ad una forza misteriosa, che fu talvolta chiamata
"pietra filosofale". Quando, alla fine del XIII secolo, Ruggero
Bacone scoprì la polvere pirica, incominciarono i primi studi
sulla purificazione dello zolfo sotto forma elementare. Nel
1777, Lavoisier, notando l'analogia tra il fosforo e lo zolfo,
il quale ultimo dà l'acido vitriolico, confermò ufficialmente
lo zolfo come elemento chimico vero e proprio.
Lo zolfo è un elemento chimico, individuato dal simbolo "S",
il cui numero atomico è 16 ed il peso atomico 32,06.
Lo zolfo ha carattere
non metallico, o
metalloidico,
cioè il suo atomo ha una carica elettrica negativa (anione).
Allo stato elementare è una sostanza
solida dal caratteristico
colore
giallo citrino, a lucentezza resinosa, modoro,
traslucido. E' chimicamente molto reattivo e può avere
valenza
-2, +4 e +6; si combina tanto con l'idrogeno, nei confronti
del quale esplica valenza due, che con l'ossigeno. Con quest'ultimo
esplica le valenze 4 e 6, generando rispettivamente l'anidride
solforosa (SO
2, gassosa) e l'anidride
solforica (SO
3). Quest'ultima è un
solido bianco che fonde a 17°C e bolle a 45° C.
La reazione fra zolfo e ossigeno avviene se si riscalda lo
zolfo elementare a circa 300° C in aria: S + O
2
> SO
2
La
combustione dello zolfo fornisce prevalentemente
anidride solforosa perché la sua formazione è più rapida di
quella dell'anidride solforica, pur essendo la reazione di
quest'ultima più esotermica della prima (si definisce esotermica
una reazione che si sviluppa con generazione di calore). La
combinazione di zolfo e idrogeno dà origine all'acido solfidrico
H
2S), che è un composto gassoso, tossico,
dal tipico odore simile a quello delle uova guaste.
Dalla combinazione di anidride solforica e acqua si genera
l'
acido solforico, una sostanza liquida che è certamente
il composto dello zolfo più importante in riferimento all'utilizzazione
da parte dell'uomo: SO
3 + H
2O->
H
2SO
4
Un impianto di lavorazione dello zolfo per la produzione di
acido solforico prevede due fasi di riscaldamento dell'elemento
per ottenere dapprima anidride solforosa e poi anidride solforica;
quest'ultima reazione, in particolare, è facilitata dall'impiego
di catalizzatori. Nell'ultimo stadio del processo produttivo,
l'anidride solforica incontra acqua finemente dispersa generando
con essa acido solforico. Allo stato solido, lo zolfo può
presentare almeno due modificazioni polimorfe, l'una rombica
e l'altra monoclina. La forma con simmetria cristallina del
sistema rombico è quella stabile alle condizioni ambientali,
e viene spesso indicata come zolfo

.
Ha una densità di 2,07 g/cm3, durezza inferiore a 2 nella
scala di Mohs, ed è cattivo conduttore di calore ed elettricità.
Fonde a circa 113°C, ma a circa 95°C lo zolfo a può trasformarsi
nella forma

,
monoclina, la quale a sua volta fonde a poco più di 119°C.
Il fuso è di colore giallo e bolle a 444° C, con formazione
di vapori rosso-bruni che oltre i 1000° C cominciano ad assumere
una colorazione azzurra. Lo zolfo è elettrizzabile negativamente
per strofinio con panno di lana; insolubile in acqua, è solubile
in cloroformio, in solfuro di carbonio e in altri solventi
organici. Alla temperatura di 22° C, la solubilità in solfuro
di carbonio è di circa 46 g in 100 ml. Il raffreddamento rapido
di zolfo fuso origina forme amorfe di diverso tipo, facilmente
trasformabili le une nelle altre. Le forme più abbondanti
sono due, denominate g e

,
distinguibili fra loro per essere la prima solubile in solfuro
di carbonio, la seconda no. Anche versando in acqua fredda
zolfo fuso ad una temperatura di almeno 160° C si ottiene
una miscela di forme amorfe, con un rapporto di circa 65%
della modificazione g e 30-35% di quella

.
Tale prodotto viene denominato "zolfo plastico", mentre si
definiscono "fiori di zolfo" i prodotti ottenuti dal raffreddamento
rapido di vapori di zolfo.