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| METODI
DI ESTRAZIONE (italiani) |
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Nei giacimenti italiani, lo zolfo era estratto dalla matrice
che lo inglobava per lo più fondendolo, a spese del calore
prodotto bruciando una parte dello zolfo stesso, in una proporzione
del 30-35% del totale; il metodo è noto con il nome di "calcaroni".
Successivamente, questi vennero sostituiti con i "Forni Gill",
i quali consentivano un maggiore rendimento, perché il consumo
di zolfo necessario per ottenere il calore di fusione veniva
ridotto al 20-25%. In ogni caso, la roccia contenente lo zolfo
veniva scavata e portata in superficie mediante pozzi e gallerie
sotterranee.
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| I DOPPIONI |
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Il primo mezzo impiegato in Romagna, forse fin dal 1500,
per trattare il minerale di zolfo furono le olle di terracotta,
anche se già nel 1890 il sistema risultava quasi completamente
abbandonato a favore dei calcaroni.
Il principio di funzionamento è lo stesso dei forni a storte,
cioè si procedeva alla separazione dello zolfo mediante distillazione,
come per la raffinazione dello zolfo greggio. Il minerale
di zolfo frantumato veniva posto in un recipiente di terra
refrattaria (la famosa olla) che veniva messa a diretto contatto
col fuoco. Lo zolfo fondeva e quindi sotto forma di vapore
passava in un secondo recipiente dove avveniva la condensazione;
da qui veniva prelevato e versato nelle apposite forme dove
solidificava.
Il
complesso delle due olle veniva chiamato "doppione", nome
che si mantenne anche quando si passò al sistema delle quattro
olle, due a contatto col fuoco e due per la condensazione,
e quando le olle di terracotta vennero sostituite con recipienti
di ghisa detti "storte".
Successivamente i contenitori aumentarono fino a otto, ma
i recipienti di condensazione rimasero due.
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| I CALCARONI |
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Il
calcarone è un tipo di forno diffuso nelle miniere italiane
di zolfo, a partire dal 1850, per ottenere la separazione
del minerale dalla ganga, con trattamento mineralurgico di
fusione, dopo che la roccia che lo contiene è stata portata
alla superficie attraverso pozzi e gallerie dall'interno
della terra. Il calore necessario per portare la roccia
solfifera ad una temperatura superiore a quella di fusione
dello zolfo è fornito dalla combustione di parte dello zolfo
stesso.
Il
calcarone è costituito da una camera cilindrica di
10-20 metri di diametro e 2-3 metri di altezza, per una capacità
per lo più compresa fra 250 e 1.000 metri cubi; la camera
ha pianta circolare ed asse verticale, è superiormente aperta
e costruita con muratura a secco ed internamente intonacata
con gesso. La suola è formata da "rosticci", cioè scorie di
materiale già trattato, opportunamente compressi (il cosiddetto
"ginese") ed è inclinata di l0-l5° verso un'apertura rettangolare
detta "morte".
La camera viene caricata con "grezzo di miniera", avendo
cura di disporre inferiormente i blocchi di pezzatura maggiore,
attraverso i quali meglio possa filtrare lo zolfo fuso; il
carico viene proseguito con materiale via via più minuto sino
a formare un cumulo con tetto a cupola sopraelevato rispetto
al muro perimetrale. Ricoperto il cumulo con altri rosticci
e murata la morte con malta di gesso (lasciandovi fori passanti
stuccati con argilla), si incendia la carica con fascine di
legna inserite nel cumulo verso il retro del forno. In un
tempo variabile da uno a tre mesi, la combustione si propaga
all'intero forno; lo zolfo fuso viene via via spillato dalle
aperture della morte e colato direttamente negli stampi per
confezionarne pani.
Il recupero dello zolfo, pur dipendendo dalla sua concentrazione
nel minerale grezzo, è sempre inferiore al 70%; infatti, dello
zolfo presente almeno un 20% circa si perde nei fumi sotto
forma di anidride solforosa e un 10% rimane nei rosticci.
Va considerato inoltre che l'installazione e la carica del
forno richiedono parecchio lavoro e che una volta avviata
la combustione nessun controllo del processo è possibile;
di conseguenza, data anche la disponibilità attuale di moderni
procedimenti di recupero ed elaborazione che vanno dall'arricchimento
meccanico del minerale ai trattamenti chimici, i calcaroni
sono ormai quasi completamente in disuso.
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estrazione
- pag. 2
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english version
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Museo
della
Miniera di Zolfo |
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| Cabernardi (Ancona) |
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